{"id":32646,"date":"2022-04-13T14:27:20","date_gmt":"2022-04-13T12:27:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.citteriopatate.it\/wp-citterio\/?p=32646"},"modified":"2022-04-13T14:32:26","modified_gmt":"2022-04-13T12:32:26","slug":"mercato_e_guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.citteriopatate.it\/wp-citterio\/mercato_e_guerra\/","title":{"rendered":"Mercato patate e guerra in Ucraina, Citterio: \u201cQuattro possibili scenari\u201d"},"content":{"rendered":"<p>La guerra in Ucraina rischia di mettere in crisi l\u2019economia di molti paesi, a causa dell\u2019enorme importanza che l\u2019<strong>Ucraina e la Russia\u00a0<\/strong>rivestono come<strong>\u00a0produttori di materie prime<\/strong>, in particolare di materie prime agricole,<strong>\u00a0tra cui le patate.\u00a0<\/strong>Infatti l\u2019Ucraina con 20.838.000 tonnellate e la Russia con 19.607.360 tonnellate sono risultati essere nel 2020 rispettivamente\u00a0<strong>il terzo ed il quarto paese produttore nel mondo<\/strong>, dopo Cina (78.236.600 tons.) e India (51.300.000 tons). Per confronto,\u00a0<strong>l\u2019Italia \u00e8 40esima ed \u00e8 un\u2019importatrice netta<\/strong>, poich\u00e9 la produzione nazionale non \u00e8 sufficiente a coprire il fabbisogno. \u201cQueste cifre ci danno subito un\u2019informazione importantissima: a dispetto di quanto spesso si crede, la produzione di patate non \u00e8 un\u2019esclusiva europea o americana \u2013 dichiara\u00a0<strong>Domenico Citterio<\/strong>, vice presidente di\u00a0<strong>Fruitimprese Veneto<\/strong>\u00a0e titolare dell\u2019omonima azienda di San Martino Buon Albergo (Verona), specializzata nella commercializzazione di patate, facendo un\u2019analisi della situazione alla luce del conflitto bellico in atto -. Al contrario: la patata \u00e8 diventata una materia prima agricola fondamentale in Asia, dove ha addirittura spodestato il riso come quantitativo prodotto e consumato (non dimentichiamo che la Russia ricade per circa il 77% del suo territorio in Asia, anche se la sua capitale \u00e8 in Europa). E l\u2019Asia \u00e8 il continente pi\u00f9 popolato, con circa il 60% della popolazione mondiale\u201d.<\/p>\n<p>Fatte queste premesse, Fruitimprese Veneto fa quindi una fotografia di quelle che potrebbero essere le\u00a0<strong>conseguenze della guerra in Ucraina per quel che riguarda il commercio delle patate<\/strong>. I possibili scenari che si delineano sono quattro, ecco di seguito l\u2019analisi dettagliata.<\/p>\n<p><strong>PRIMO SCENARIO: Le conseguenze dirette sul mercato delle patate<br \/>\n<\/strong>Nel breve periodo un impatto sui paesi UE sarebbe quasi nullo per quel che riguarda le patate da consumo, perch\u00e9 gi\u00e0 da molti anni le transazioni commerciali con la Russia sono vietate e quelle con l\u2019Ucraina molto limitate, essendo appunto l\u2019Ucraina un grosso produttore ed avendo entrambi i paesi quote di import\/export percentualmente limitate rispetto ai volumi prodotti (sebbene importanti in senso assoluto, proprio a causa dell\u2019enormit\u00e0 delle produzioni), per cui in sostanza nel breve periodo non cambierebbe niente.<\/p>\n<p>Il discorso per\u00f2 \u00e8 molto diverso per quel che riguarda le\u00a0<strong>patate da semina<\/strong>\u00a0e per quello che potrebbe succedere anche sul mercato delle patate da consumo nel medio-lungo periodo: infatti Russia ed Ucraina sono forti compratori di patate da semina dalla UE e le attuali operazioni belliche stanno bloccando le spedizioni previste per le semine primaverili, principalmente per due motivi:\u00a0<strong>l\u2019impossibilit\u00e0 di trovare trasportatori disposti a viaggiare verso l\u2019Ucraina e la Russia<\/strong>; il possibile\u00a0<strong>rischio di credito nei confronti della Russia<\/strong>\u00a0nel caso di un blocco dei pagamenti in valuta, in seguito alla prospettata esclusione della Russia dal circuito SWIFT. Il risultato \u00e8 che\u00a0<strong>migliaia di tonnellate di patate da semina sono ferme nei magazzini<\/strong>\u00a0delle ditte sementiere di Francia, Olanda e Germania, pronte per essere spedite, ma non si sa se ci\u00f2 potr\u00e0 effettivamente avvenire in tempo per la semina, che in quei paesi normalmente avviene nel mese di aprile (anche maggio in Russia); infatti il tempo stringe e le operazioni di spedizione e distribuzione rischiano di non essere condotte a termine in tempo utile, o addirittura di non esserlo affatto, se continuasse ad essere logisticamente o finanziariamente impossibile l\u2019acceso al mercato ucraino e russo.<\/p>\n<p>Ma cosa succederebbe se le spedizioni dalla UE di patate da semina verso Russia ed Ucraina non si potessero compiere? \u201cPrima di tutto ci si troverebbe ad avere\u00a0<strong>ingenti quantitativi di patate da semina invendute<\/strong>\u00a0giacenti in Francia, Olanda e Germania \u2013 sottolinea Domenico Citterio -, con\u00a0<strong>ripercussioni sicuramente negative sul mercato europeo\u00a0<\/strong>e sui bilanci delle ditte sementiere, che si troverebbero ad avere un forte danno economico immediato, oltre a vivere nell\u2019incertezza riguardo alla riapertura di due mercati cos\u00ec importanti nel futuro. Alcune ditte potrebbero trovarsi a dover rivedere completamente i propri programmi di moltiplicazione per i prossimi anni, con riduzione di produzione e quindi di vendite e di introiti\u201d.<\/p>\n<p>Inoltre ci sarebbe una\u00a0<strong>mancanza di patate da semina sui mercati ucraino e russo<\/strong>, che aprirebbe a sua volta diversi scenari possibili. Il primo scenario \u00e8 che Russia ed Ucraina potrebbero tentare di rivolgersi ad altri fornitori, ma sono pochi i Paesi al mondo, al di fuori della UE, in grado di fornire un quantitativo sufficiente di patate da semina in tempi relativamente brevi: USA, Canada, Regno Unito, Cina, India e qualche paese sudamericano. Escludendo per ovvi motivi gli USA, il Regno Unito ed il Canada, tra gli altri andrebbero esclusi per motivi di stagionalit\u00e0 e di logistica anche i paesi sudamericani, quindi i soli potenziali fornitori potrebbero essere Cina e India.\u00a0<strong>Ma la qualit\u00e0 delle patate da semina cinesi o indiane non \u00e8 paragonabile a quella delle patate da semina europee ed i costi di trasporto per consegnare in tempo sarebbero proibitivi<\/strong>: infatti un trasporto via terra dovrebbe attraversare tutta la Siberia in un periodo ancora invernale, mentre un trasporto via nave richiederebbe tempi molto lunghi, incompatibili con il periodo delle semine, rendendo di fatto inutili le forniture. Se esse anche arrivassero in tempo, ci sarebbe comunque da aspettarsi che le rese del prossimo raccolto fossero scarse, in conseguenza della scarsa qualit\u00e0 del seme asiatico. Ritengo pertanto questo scenario poco probabile.\u00a0<strong>Il secondo scenario \u00e8 che Russia ed Ucraina usino molto seme riprodotto autonomamente dagli agricoltori,<\/strong>\u00a0compensando cos\u00ec parzialmente le mancate importazioni. Questo \u00e8 lo scenario pi\u00f9 probabile, ma che deve fare comunque i conti con alcune limitazioni oggettive: 1) sar\u00e0 effettivamente possibile seminare in Ucraina? Le vicende belliche potrebbero infatti tenere la gente lontana dai campi; 2) le patate da seme autoriprodotte non sono altro che il sottomisura delle patate da consumo: ce ne sar\u00e0 abbastanza? E soprattutto, non \u00e8 pi\u00f9 probabile che in un momento del genere vengano mangiate, anzich\u00e9 seminate? In ogni caso la\u00a0<strong>produzione da seme riprodotto porta delle rese mediamente del 30% inferiori rispetto alla produzione da seme certificato<\/strong>, quindi nella prossima stagione ci sarebbe comunque una forte riduzione della disponibilit\u00e0 di prodotto.\u00a0<strong>Il terzo scenario, che riguarderebbe solo l\u2019Ucraina\u00a0<\/strong>e sarebbe comunque realizzabile solo se le ostilit\u00e0 dovessero cessare in fretta,\u00a0<strong>\u00e8 l\u2019intervento della FAO per distribuire agli agricoltori in Ucraina le patate da semina ora bloccate in UE\u00a0<\/strong>sfruttando la logistica della Croce Rossa o di eventuali truppe ONU di interposizione, che dovessero venire dislocate sul territorio ucraino per garantire il rispetto di un eventuale \u201ccessate il fuoco\u201d. Sarebbe questo lo scenario pi\u00f9 auspicabile, ma i tempi per realizzarlo sono strettissimi e comunque la Russia ne sarebbe esclusa.<\/p>\n<p>Qualunque sia lo scenario che andr\u00e0 delineandosi e ritenendo il primo ed il terzo meno probabili,\u00a0<strong>l\u2019unico evento quasi certo \u00e8 che entrambi i paesi dovranno fare i conti nella stagione produttiva 2022 con un raccolto di patate ridotto rispetto al fabbisogno<\/strong>, con la conseguente necessit\u00e0 di importare patate da consumo dall\u2019estero in misura molto maggiore al passato per garantire alla popolazione i necessari approvvigionamenti. Tali importazioni potranno trarre origine da paesi diversi a seconda della situazione: se la guerra in settembre dovesse essere conclusa,\u00a0<strong>si potrebbe immaginare un export dalla UE verso l\u2019Ucraina\u00a0<\/strong>(mentre ci\u00f2 risulta improbabile nei confronti della Russia, dato che molto probabilmente le sanzioni verranno protratte a lungo). In questo caso, quindi\u00a0<strong>l\u2019Ucraina diventerebbe un forte compratore di patate europee,\u00a0<\/strong>con conseguenze probabilmente molto impattanti sul mercato europeo delle patate da consumo, dato l\u2019enorme fabbisogno ucraino in assenza di produzione propria, o comunque con una produzione propria molto carente. \u201cNon dobbiamo dimenticare infatti che l\u2019Ucraina da sola produce quanto Germania e Francia messe assieme, che sono i primi due paesi produttori di patate da consumo della UE \u2013 sottolinea il vice presidente di Fruitimprese Veneto -: una carenza di patate in Ucraina, quindi rischia di scatenare un travaso di prodotto dai paesi europei verso l\u2019Ucraina stessa, con conseguenze importanti per il mercato europeo\u201d. Tra l\u2019altro quest\u2019anno si prevedono minori semine di patate in tutta la UE, dati il forte aumento dei costi di produzione (derivanti dall\u2019aumento del costo del gasolio e dei fertilizzanti) ed il mercato molto favorevole alle semine di mais e soia (argomento che svilupperemo pi\u00f9 avanti), per cui\u00a0<strong>un eventuale forte import dall\u2019Ucraina\u00a0<\/strong>si inserirebbe in un mercato europeo probabilmente gi\u00e0 sotto rifornito, con<strong>\u00a0conseguente forte aumento dei prezzi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Se invece, malauguratamente, la guerra a settembre non dovesse essersi conclusa<\/strong>, lo svolgersi delle operazioni belliche renderebbe molto difficile l\u2019instaurarsi di un flusso regolare di merce dalla UE e la carenza di patate in Ucraina non potrebbe essere compensata dalle forniture europee; data l\u2019enorme importanza che hanno le patate nel bilancio alimentare ucraino, la carenza avrebbe quindi un impatto devastante sulla disponibilit\u00e0 di viveri,\u00a0<strong>e gli Ucraini potrebbero trovarsi a dover fare i conti con la fame,\u00a0<\/strong>se organizzazioni come l\u2019ONU o la FAO non dovessero intervenire per coprire il fabbisogno.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la\u00a0<strong>Russia,<\/strong>\u00a0si d\u00e0 per scontato che non potr\u00e0 contare su importazioni dalla UE, gi\u00e0 vietate dal 2014, n\u00e9 probabilmente da aiuti da parte dell\u2019ONU o della FAO, ma potr\u00e0 presumibilmente contare su forniture da parte della Cina e di altri paesi esportatori come l\u2019Egitto ed il Kazakistan.\u00a0<strong>L\u2019Egitto , in particolare \u00e8 il quinto esportatore mondiale di patate<\/strong>\u00a0e rifornisce di patate primaticce anche molti paesi della UE, oltre al Regno Unito; se dovesse decidere di aumentare le esportazioni verso la Russia, per assicurarsi in cambio le forniture di grano di cui \u00e8 il primo importatore mondiale, diminuendo di converso le esportazioni verso la UE,\u00a0<strong>andrebbe ad influenzare massicciamente il mercato europeo delle patate novelle.<\/strong><\/p>\n<p><strong>SECONDO SCENARIO: Le conseguenze sul mercato delle patate derivanti dall\u2019impatto della guerra sulle altre materie prime agricole<br \/>\n<\/strong>Le patate sono, diversamente da altri prodotti ortofrutticoli, sostanzialmente una materia prima agricola fornitrice di amido, la cui importanza sul mercato mondiale \u00e8 paragonabile a quello di mais, grano e riso. Russia e Ucraina rivestono un\u2019importanza enorme anche in questi mercati: la\u00a0<strong>Russia \u00e8 il primo esportatore mondiale di grano, mentre l\u2019Ucraina \u00e8 il quarto e l\u2019Ucraina \u00e8 anche il quarto esportatore mondiale di mais.<\/strong>\u00a0Analogamente a quanto succede per le patate,\u00a0<strong>Cina e India<\/strong>\u00a0sono gli altri due grandi produttori, ma a causa dell\u2019enorme consumo interno non esportano (anzi la Cina importa moltissimo), per cui gli altri paesi esportatori di grano e mais sono concentrati in America (in USA e Canada per quanto riguarda il grano ed in USA, Argentina e Brasile per quanto riguarda il mais) e nella UE.<\/p>\n<p>La produzione ucraina e quella russa sono esportate principalmente verso i paesi asiatici ed africani.\u00a0<strong>Il venir meno della produzione ucraina (a causa di mancata semina o perch\u00e9 trattenuta nel paese) rappresenterebbe una catastrofe alimentare per molti paesi importatori del Nordafrica e del Medioriente,<\/strong>\u00a0che gi\u00e0 ora sono in difficolt\u00e0 in seguito al forte aumento dei prezzi e che dovrebbero rivolgersi altrove per importare il proprio fabbisogno. Ci\u00f2 stimolerebbe gli altri paesi esportatori (UE in testa) ad aumentare ulteriormente le esportazioni, a prezzi che si manterrebbero comunque elevati a causa di un\u2019offerta inferiore alla domanda.<\/p>\n<p>Il rischio che ci\u00f2 avvenga sta\u00a0<strong>spingendo alle stelle i prezzi di grano e mais,<\/strong>\u00a0per\u00a0<strong>cui \u00e8 probabile che nella UE gli agricoltori vadano ad aumentare le superfici seminate a grano, mais o soia<\/strong>\u00a0(altra grande materia prima agricola), perch\u00e9 stimolati dall\u2019aumento dei prezzi,\u00a0<strong>a scapito\u00a0<\/strong>di altre colture annuali industriali come\u00a0<strong>le patate,\u00a0<\/strong>che tra l\u2019altro necessitano di un investimento molto maggiore in termini di fertilizzanti e trattamenti, oggi molto pi\u00f9 costosi rispetto anche solo all\u2019anno scorso.<br \/>\nLa conseguenza pi\u00f9 naturale sarebbe un calo dell\u2019offerta di patate sul mercato europeo, con conseguente aumento dei prezzi.<\/p>\n<p><strong>TERZO SCENARIO: Le conseguenze sul mercato delle patate derivanti dall\u2019impatto delle sanzioni nei confronti della Russia, con il blocco delle esportazioni russe di fertilizzanti.<br \/>\n<\/strong>La\u00a0<strong>Russia \u00e8 il primo esportatore mondiale di fertilizzanti<\/strong>\u00a0e copre circa il 13% del fabbisogno mondiale; insieme alla Bielorussia, suo alleato, produce il 40% delle esportazioni mondiali di potassio e il 20% di ammoniaca. Inoltre la Russia \u00e8 il\u00a0<strong>primo esportatore mondiale di gas naturale,<\/strong>\u00a0elemento fondamentale nella produzione di fertilizzanti azotati. L\u2019importanza della Russia sul mercato mondiale dei fertilizzanti \u00e8 quindi impressionante. \u00a0Il secondo produttore mondiale \u00e8 la Cina.<\/p>\n<p><strong>La Russia<\/strong>, come reazione alle sanzioni e la Cina, per salvaguardare il mercato interno,<strong>\u00a0ha bloccato l\u2019esportazione di fertilizzanti<\/strong>, il che ha portato ad un forte aumento dei prezzi, anche del 300%, nel giro di pochi mesi. Inoltre la ventilata esclusione della Russia dal sistema SWIFT renderebbe di fatto impossibile l\u2019acquisto anche se la Russia decidesse di togliere il blocco alle esportazioni.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, la\u00a0<strong>patata<\/strong>\u00a0\u00e8 un prodotto che necessita di circa 200 unit\u00e0 di azoto, 100 di fosforo e 300 di potassio per ettaro, il che ne fa una<strong>\u00a0coltura non particolarmente \u201caffamata\u201d di concime<\/strong>,\u00a0<strong>ma che comunque richiede un certo investimento per ettaro<\/strong>, specialmente di potassio, se si vuole mantenere una buona produttivit\u00e0. \u201cTali elementi \u2013 dichiara Domenico Citterio \u2013 ci portano a pensare che un ulteriore aumento del prezzo dei concimi, se non addirittura una vera e propria carenza, potrebbe portare gli agricoltori a limitarne l\u2019utilizzo, con conseguenze negative sulle rese e sulla qualit\u00e0 della produzione, che porterebbero necessariamente ad un aumento delle quotazioni.<\/p>\n<p><strong>QUARTO SCENARIO: Le conseguenze derivanti da un eventuale blocco delle forniture di gas<br \/>\n<\/strong><strong>Il blocco russo delle forniture di gas\u00a0<\/strong>avrebbe conseguenze molto importanti sul comparto della\u00a0<strong>trasformazione industriale delle patate<\/strong>, in particolare sulle industrie di patatine fritte surgelate, che sono forti consumatrici di gas e di energia elettrica. Al momento, grazie a un vantaggio logistico dato dalla vicinanza delle zone di produzione ai mercati di sbocco, la UE \u00e8 il primo esportatore mondiale di\u00a0<strong>patatine fritte<\/strong>, la cui produzione si concentra tra Belgio, Francia, Olanda e Germania. Il secondo esportatore mondiale sono gli USA, che per\u00f2 scontano la distanza delle proprie zone di produzione dai mercati di sbocco, rappresentati principalmente dagli stessi paesi della Ue, dai paesi europei extra-UE e da quelli del Medioriente.<\/p>\n<p>La produzione di patatine fritte richiede un forte consumo di gas per la frittura e un forte consumo di energia elettrica, la cui produzione \u00e8 in parte a sua volta collegata alla disponibilit\u00e0 di gas, per la surgelazione del prodotto finito. Il venir meno delle forniture di gas o un ulteriore aumento del suo prezzo o di quello dell\u2019energia elettrica\u00a0<strong>potrebbe mettere in crisi le industrie europee<\/strong>, che vedrebbero aumentare i costi di produzione\u00a0<strong>rispetto alle imprese americane<\/strong>, le quali ovviamente non dipendono dal gas russo. Una volta che tale perdita di competitivit\u00e0 non fosse pi\u00f9 compensata dai vantaggi logistici, le industrie europee comincerebbero a perdere quote di mercato a favore delle americane, il che potrebbe portare ad una diminuzione dei ritiri di materia prima ed alla riduzione o addirittura allo storno dei contratti in essere con gli agricoltori europei, con un effetto domino sul mercato che potrebbe far collassare il mercato delle patate per industria, il quale attualmente rappresenta circa il 20% del mercato europeo delle patate.\u00a0<strong>A catena anche il mercato del consumo fresco ne sarebbe colpito.<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro elemento da tenere in considerazione, che non riguarda direttamente il mercato delle patate, ma che potrebbe influire anche su quello: il venir meno del gas russo obbligherebbe i paesi europei ad importare da altre origini, tra i quali i paesi arabi come Algeria e Qatar. Tali paesi sono anche forti importatori di derrate alimentari, l\u2019Algeria in particolare \u00e8 un forte importatore di grano. Se dovesse venir meno il flusso di gas russo verso l\u2019Europa ed il flusso di grano ucraino o russo verso l\u2019Algeria ed il Qatar, potrebbe succedere che i paesi europei maggiori produttori di grano, mais e patate, ossia Francia, Olanda, Germania e Belgio decidessero di scambiare forniture di derrate alimentari con forniture di gas.<\/p>\n<p>Potrebbe quindi succedere che certi quantitativi di prodotto venissero distolti dal mercato europeo e destinati ad un maggior export verso paesi fornitori di gas, con conseguente aumento dei prezzi sul mercato europeo. Da questo interscambio\u00a0<strong>l\u2019Italia, che deve importare sia il gas, sia le patate, rischierebbe di restare tagliata fuori,\u00a0<\/strong>andando a pagare pi\u00f9 cari sia il gas sia le patate.<\/p>\n<p>\u201cRiassumendo \u2013 conclude Citterio \u2013\u00a0<strong>la guerra in Ucraina, per diversi motivi avr\u00e0 molto probabilmente un impatto notevole sul mercato delle patate<\/strong>\u00a0e tutti gli indizi ci portano a prevedere una riduzione delle superfici coltivate e\/o un aumento delle esportazioni, che, in parallelo all\u2019aumento dei costi di produzione, dovrebbero portare le\u00a0<strong>quotazioni di mercato su livelli mediamente pi\u00f9 alti\u00a0<\/strong>rispetto a quelli riscontrati negli ultimi anni. Una\u00a0<strong>grossa incognita<\/strong>\u00a0\u00e8 per\u00f2 rappresentata dall\u2019<strong>impatto del prezzo e\/o disponibilit\u00e0 del gas russo\u00a0<\/strong>sulla produzione di patate trasformate, che rappresenta una quota notevole del mercato europeo e che potrebbe soffrire molto di pi\u00f9 la concorrenza americana di quanto non stia succedendo adesso, portando di converso ad una riduzione delle quantit\u00e0 ritirate e\/o contrattate ed influendo quindi negativamente sullo sviluppo dei prezzi per questo tipo di prodotto. Al momento lo sviluppo della situazione \u00e8 ancora incerto, quindi le considerazioni fin qui fatte sono\u00a0<strong>scenari ipotetici<\/strong>; l\u2019unica cosa certa \u00e8 l\u2019attuale notevole aumento dei costi del gasolio agricolo e dei fertilizzanti, che comunque, gi\u00e0 da solo, depone per una\u00a0<strong>diminuzione delle superfici coltivate<\/strong>\u00a0(fenomeno per altro gi\u00e0 registrato nelle zone pi\u00f9 precoci) e per un\u00a0<strong>aumento delle quotazioni di mercato<\/strong>. Tale tendenza rischia di diventare la regola se lo sviluppo della situazione internazionale non dovesse mutare nel medio periodo. Speriamo solo che la guerra non si allarghi e finisca il prima possibile\u201d.<\/p>\n<p><strong>Copyright: <a href=\"https:\/\/www.fruitbookmagazine.it\/mercato-patate-e-guerra-in-ucraina-citterio-quattro-possibili-scenari\/\">Fruitbook Magazine<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra in Ucraina rischia di mettere in crisi l\u2019economia di molti paesi, a causa dell\u2019enorme importanza che l\u2019Ucraina e la Russia\u00a0rivestono come\u00a0produttori di materie prime, in particolare di materie prime agricole,\u00a0tra cui le patate.\u00a0Infatti l\u2019Ucraina con 20.838.000 tonnellate e la Russia con 19.607.360 tonnellate sono risultati essere nel 2020 rispettivamente\u00a0il terzo ed il quarto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":32648,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[21],"tags":[],"class_list":["post-32646","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Mercato patate e guerra in Ucraina, Citterio: \u201cQuattro possibili scenari\u201d - Domenico Citterio &amp; C.<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Operiamo da 4 generazioni nel commercio delle patate da semina e da consumo, cipolle e carote. 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